sabato, 12 agosto 2006
Liam dei Prodigy

"Quando abbiamo iniziato a suonare eravamo tipi da festa. Per dire al sabato andavamo a un rave, ci droghiamo e di base si balla, no? Ci siamo messi insieme solo per suonare ai rave e divertirci di bestia, quel tipo di storia lì insomma. Siamo andati avanti così per tre anni, ma poi il giro delle feste, i rave, le disco sono un po’ morte lì in Inghilterra. Dopo un po’ ci si annoiava di brutto alle feste: birra sgasata e musica pacco. Mi stavo annoiando di brutto anche della roba dance e di quelle cose lì, allora ho cercato di scrivere un pezzo un po’ fuori. Ho preso una cosa dei Front 242 e l’ho mixata dura. Cioè, per dire, c’ho messo un sound molto più estremo, più fuori e più dark. Il pezzo si chiamava Burn You Down, era una specie di vibe molto dark con un po' di techno, ma molto trance, insomma lento, peso. Demoniaco, direi. E dopo quel pezzo mi sono detto: OK, voglio fare una cosa tipo nessuna regola, niente generi. Una cosa fuori. E mi sono messo a lavorare ai pezzi del secondo album, Music for the Jilted Generation. Non è stato un grande disco, però è stato una cosa importante, uno stacco. Con quel disco lì ho cercato di superare tutte le distinzioni della musica dance. In Inghilterra, per dire, c’è tipo chi ascolta techno, chi va di jungle. E tutti hanno il loro club, gli amici e il loro sound. Per dire, se metti le chitarre non sei più jungle. O se vuoi usare tipo un sound più lento, niente da fare, non puoi essere techno. Allora io mi sono detto: cazzate, mi faccio il mio disco con la roba che mi piace, e vediamo. Ed è venuto fuori quel disco lì. Non è che mi piaccia tantissimo. Io volevo lasciare fuori tutti i pezzi più techno tipo Full Throttle e One Love, e le cose così. Ma era tipo un momento di passaggio e allora abbiamo messo di base i pezzi vecchi con il sound che la gente conosceva. E poi ci piazziamo un po’ di roba nuova, più estrema. C’era Their Law che era tipo a metà tra le due storie, mentre Poison e Voodoo People erano nello stile che volevo lanciare, un mix di dance e rock. Avevo lasciato un po’ il giro dei rave e ci eravamo messi a suonare tipo nei locali rock o nei college. E quel giro lì è una storia troppo diversa. Cioè lì hanno tutti i capelli lunghi, chitarre, distorsioni. In un certo senso anche quel giro mi ha ispirato perché mi ha aperto gli occhi sul rock e il punk. Io il punk e il rock non li avevo vissuti. Ho 25 anni e quindi tutte le storie del '77 manco le ho viste. Mi ricordo che a scuola elementare avevo una maestra, una ragazza di 22 anni, e lei diceva sempre che andava a vedere i Sex Pistols. Io di base che non sapevo manco chi erano. Cioè lo sapevo perché alla tele si vedevano sempre quei quattro pazzi che saltavano in giro. Li guardavo ma non capivo che volevano dire. Per dire, il primo gruppo che mi ha intrippato - che avevo 14 anni - sono stati gli Specials. Non capivo un cazzo di musica, ma mi piacevano perché erano tipo dei gangster. Erano dei duri. La musica non era pop ma non era nemmeno punk. Ma loro erano tipi duri, tutti vestiti uguali, fighi, no? Dallo ska mi sa che sono passato all’hip-hop, quindi ancora niente rock. Mi ricordo che il massimo per quegli anni lì era Grand Master Flash che faceva scratch. Era tipo la prima volta che si sentiva lo scratch. Cioè lui si metteva lì con due piatti, due dischi scritti da altri e li metteva insieme. Era fuori, no? Però era anche grande, un po’ come se un giorno arriva un tizio e ti dice: ehi, di base ti servono solo due giradischi per fare musica. E allora mi sono comprato due piatti, un mixer e mi sono messo a darci dentro. E così ho bazzicato un po’ quella scena lì. Ho anche imparato a fare la breakdance, per dire. Doveva essere tipo il 1985. Quindi più o meno avevo 15 anni. Me ne stavo in camera da letto con i piatti e scretcciavo e mixxavo di bestia. Facevo 'sti mix che mandavo in giro ai concorsi. Ed ero fuori che avevo una voglia bestia di vincere e allora mandavo tipo due mix diversi e mi iscrivevo ai concorsi usando nomi falsi. Una volta, per dire, ho vinto il primo e il terzo premio con due nomi e due mix diversi. Quando ho ritirato il premio, la giuria era troppo fuori, tutti a ridere di bella. Comunque è iniziato tutto con queste storie qui. I piatti e il mix sono state tipo il mio strumento preferito. Sapevo suonare anche il piano, perché mi aveva costretto mio padre a imparare. Ma non mi è mai piaciuto. Cioè quando dico sono in una band, e mi chiedono cosa suoni, io di base dico il mix, o il sintetizzatore. Anche se il sintetizzatore è una storia diversa. La gente crede che se usi il sintetizzatore prendi i suoni dagli altri dischi e li metti assieme. Oh, sveglia, sono finiti i tempi di Pump up the Volume, no? Adesso, per dire, il sint si usa per costruire un suono, per scolpirlo. Tutti i suoni che senti nei nostri dischi, li abbiamo inventati noi. Li suoniamo, li campioniamo e poi li costruiamo. Non è mica roba d’altri. Cioè prendi, per dire, il riff di Breathe l’ho scritto io con un chitarrista, Jim Davies. Lui viene in studio fa un paio di accordi, io registro nota per nota e poi metto assieme, no? È semplice come idea, ma devi sapere come fare. E poi i sintetizzatori sono tipo strumenti veri, cioè non sono mica tutti uguali. Uno ha il suo suono, uno un altro. Io cioè uso di base un casino di sint vecchi, roba tipo ARP o Moog che hanno un sound più pastoso, caldo. Come sequencer ho ancora il vecchio Apple. Solo i cosi per registrare, quella roba lì è nuova, mentre tutte le storie proprio per fare i suoni sono tutte vecchie perché hanno filtri più grossi che ti danno un sound molto più grasso, corposo ecco. Ti danno lo stesso suono della roba vecchia, del primo hip-hop o del groove anni Settanta. È dai DJ di quegli anni lì che prendo i suoni. Quando vado in America con il Lollapalooza, passo ore nei negozietti di dischi Settanta e afro. Ascolto, compro di tutto e poi a casa magari campiono una nota, un pezzetto che nessuno conosce, tipo. E poi lo scolpisco e viene fuori una cosa nuova. Ma parlavo del punk, no? Ecco, per dire, doveva essere tipo il 1994. Suonavamo in piccoli club, posti con 2.000 persone a vederti, non di più, no? E c’erano sti tizi che dopo il concerto ci dicevano: forti, cazzo, siete techno, ma c’è tipo un’atmosfera punk. Era punk perché era musica fai da te, capito? Era come se tutti potevano sognare di fare un disco con un piatto e un sequencer. Questo è il punk: è il fai da te della musica, no? Una volta che ho capito 'sta storia qui, c’è stata tipo una progressione. Siamo diventati sempre più punk, più estremi. Anche Keith, il nostro cantante, ha iniziato a fare delle cose veramente fuori: cioè all’inizio ballava soltanto, poi ha iniziato a cantare, a urlare cose fuori, punk. È come se è scoppiata di colpo tutta l’energia, no? Noi non siamo né punk, né jungle e nemmeno techno. Siamo energia e basta. Toh, al massimo, se vuoi tipo un’etichetta, noi siamo una rock’n’roll band. È il rock’n’roll degli anni Novanta, per dire. Io scrivo rock, solo che lo suono sul sint, OK? Non so se siamo un band, cioè. Siamo tipo due cantanti, un ballerino, un chitarrista e una specie di DJ. Ai concerti la gente a volte ci guarda storto. Per dire, ai Lollapalooza ci guardano un po’ male per i primi due o tre pezzi. Sembra che ti dicano: ehi, questo non è mica un festival dance, cazzo vuole quel tizio con il mix? Ehi, Snoop Dogg, sparisci. Cose così, per dire. Poi ascoltano un paio di pezzi e si fanno prendere perché capiscono che è tipo un concerto rock: non è tutto preparato, tutto con le basi, se un pezzo non va, noi improvvisiamo e si fa qualcos’altro, tipo rock, no? Il pubblico ai nostri concerti capisce subito che non siamo del giro techno e cose così. Anche perché quella è un po’ una storia da MTV, tipo, ehi, ragazzi questa è la musica del futuro, il rock è morto e cose così. Noi non siamo di quel giro. Suoniamo da sette anni ormai e sappiamo che se una cosa va troppo di moda, tipo musica del futuro e quelle storie lì, prima o poi fa un fiasco da panico, capito?"

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martedì, 01 agosto 2006
Domani vado finalmente in vacanza.. ci si risente a settembre! Saluti a voi..


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mercoledì, 12 luglio 2006
Qui trovate alcune foto fatte al goa boa

http://lema.altervista.org/goaboa/

e qui un breve spezzone del live di fibra sempre a genova



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giovedì, 06 luglio 2006
Domani salvo imprevisti sarò in quel di Genova al Goa Boa spero, son troppo curioso di vedere George Clinton all'opera


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martedì, 27 giugno 2006
Prime impressioni

Sono a milano, oggi mi hanno attivato fastweb, ho trovato un monolocale vicino la scuola che frequento , le prime impressioni sono tutto sommato positive e lasciano sperare per il meglio, ho conosciuto troppa gente e faccio fatica a ricordarmi tutti i nomi, l'accoglienza è stata calorosa e l'impressione su tutte le persone che ho conosciuto è più che buona, sono felice di essere qui, finalmente ho conosciuto sarpi e domani forse è la volta buona che riesco anche a beccare reiser, unica nota dolente: il caldo. La temperatura oggi a quanto mi dicono ha toccato i 38 gradi e c'è un'umidità pazzesca, mentre scrivo sono in mutande davanti il pc immerso nel sudore cercando di trarre un po di sollievo con una bottiglia d'acqua fresca, oggi avendo la giornata libera mi sono lasciato trascinare dall'ozio piu' sfrenato, ho fatto solo 4 lezioni quindi mi sembra presto per dare un giudizio gli insegnanti comunque sono in gamba e tutti giovanissimi, direi che è tutto.. ah su: http://www.taxiguerrilla.com/taxiguerrilla/   potete trovare il nuovo video dei Club Dogo, stupendo a mio parere, buona visione e a presto!
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mercoledì, 07 giugno 2006
Lemac goes to Milan




ciao soggetti so che non scrivo molto su questo blog ultimamente aldila' di copia e incollare quei 4 articoli che m'interessano e che magari potrebbero interessare pure a voi, ma quale occasione migliore di questa per ritornare a scrivere.. sabato 10 parto per Milano dove il 13 inizierò un corso di tecnico del suono e mi fermerò li per un anno anche di piu' se successivamente riuscirò a trovare qualche impiego, quindi a voi milanesi che al massimo abbiamo scambiato 4 chiacchiere su msn spero di beccarvi tutti dal vivo.. così potrete offrirmi da bere e da fumare ;) comunque sono molto contento d'iniziare questa cosa e finalmente di andarmene a stare da solo per i fatti miei, non so quanto ci vorrà ma ci  risentiamo non appena avrò una sistemazione stabile e una connessione ad internet, un abbraccio a tutti :)
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martedì, 16 maggio 2006
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sabato, 13 maggio 2006
Stay Free!: What are the origins of sampling in hip-hop?

Chuck D: Sampling basically comes from the fact that rap music is not music. It's rap over music. So vocals were used over records in the very beginning stages of hip-hop. In the late 1980s, rappers were recording over live bands who were basically emulating the sounds off of the records. Eventually, you had synthesizers and samplers, which would take sounds that would then get arranged or looped, so rappers can still do their thing over it. The arrangement of sounds taken from recordings came around 1984 to 1989.

Stay Free!: Those synthesizers and samplers were expensive back then, especially in 1984. How did hip-hop artists get them if they didn't have a lot of money?

Chuck D: Not only were they expensive, but they were limited in what they could do -- they could only sample two seconds at a time. But people were able to get a hold of equipment by renting time out in studios.

Stay Free!: How did the Bomb Squad [Public Enemy's production team, led by Shocklee] use samplers and other recording technologies to put together the tracks on It Takes a Nation of Millions.

Hank Shocklee:The first thing we would do is the beat, the skeleton of the track. The beat would actually have bits and pieces of samples already in it, but it would only be rhythm sections. Chuck would start writing and trying different ideas to see what worked. Once he got an idea, we would look at it and see where the track was going. Then we would just start adding on whatever it needed, depending on the lyrics. I kind of architected the whole idea. The sound has a look to me, and Public Enemy was all about having a sound that had its own distinct vision. We didn't want to use anything we considered traditional R&B stuff -- bass lines and melodies and chord structures and things of that nature.?

Stay Free!: How did you use samplers as instruments?

Chuck D: We thought sampling was just another way of arranging sounds. Just like a musician would take the sounds off of an instrument and arrange them their own particular way. So we thought we was quite crafty with it.

Shocklee: "Don't Believe the Hype," for example -- that was basically played with the turntable and transformed and then sampled. Some of the manipulation we was doing was more on the turntable, live end of it.

Stay Free!: When you were sampling from many different sources during the making of It Takes a Nation, were you at all worried about copyright clearance?

Shocklee: No. Nobody did. At the time, it wasn't even an issue. The only time copyright was an issue was if you actually took the entire rhythm of a song, as in looping, which a lot of people are doing today. You're going to take a track, loop the entire thing, and then that becomes the basic track for the song. They just paperclip a backbeat to it. But we were taking a horn hit here, a guitar riff there, we might take a little speech, a kicking snare from somewhere else. It was all bits and pieces.

Stay Free!: Did you have to license the samples in It Takes a Nation of Millions before it was released?

Shocklee: No, it was cleared afterwards. A lot of stuff was cleared afterwards. Back in the day, things was different. The copyright laws didn't really extend into sampling until the hip-hop artists started getting sued. As a matter of fact, copyright didn't start catching up with us until Fear of a Black Planet. That's when the copyrights and everything started becoming stricter because you had a lot of groups doing it and people were taking whole songs. It got so widespread that the record companies started policing the releases before they got out.

Stay Free!: With its hundreds of samples, is it possible to make a record like It Takes a Nation of Millions today? Would it be possible to clear every sample?

Shocklee: It wouldn't be impossible. It would just be very, very costly. The first thing that was starting to happen by the late 1980s was that the people were doing buyouts. You could have a buyout -- meaning you could purchase the rights to sample a sound -- for around $1,500. Then it started creeping up to $3,000, $3,500, $5,000, $7,500. Then they threw in this thing called rollover rates. If your rollover rate is every 100,000 units, then for every 100,000 units you sell, you have to pay an additional $7,500. A record that sells two million copies would kick that cost up twenty times. Now you're looking at one song costing you more than half of what you would make on your album.


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In the 1940s, some musique concrète composers utilized portions of other recordings to create new compositions.

In the 1950s, Bill Buchanan and Dickie Goodman released a song, "The Flying Saucer (Parts 1 and 2)", which featured samples of various then-popular songs, all taken out of context from their original material and used as answers to a wacky reporter's question about spaceships from another planet. Goodman would later make a career out of similar "break-in" or "snippet" records, including such recordings as "Mister Jaws" and "Energy Crisis '74," and is today considered one of the fathers of pop music sampling.

In 1966, minimalist composer Steve Reich created Come Out, a piece comprised of tape loops culled from a recording of a young man arrested in the infamous Harlem riots. The manipulated use of recorded speech as a repetitive rhythmic element qualifies the piece as an early precedent of sampling and a precursor to the hip-hop genre.

1968 saw "Revolution 9" from The Beatles' The White Album, composed partly of portions of orchestral recordings.

An interesting early use sampling was on Charlie Haden's 1969 release, Liberation Music Orchestra: A few of the album's numbers (such as "Song For Che") feature fragments of Gramophone recordings of songs from the Spanish Civil War, but integrated as part of a new song.

In 1970, Miles Davis in A Tribute to Jack Johnson sampled his own earlier recording In a Silent Way from 1969. The samples were overlaid and interspersed with Sonny Sharrock's heavily distorted guitar.


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giovedì, 11 maggio 2006
Con lo spettacolo “Gli Originali” si celebra l’incontro musicale tra due generazioni di artisti italiani: è una rivisitazione in chiave hip hop del repertorio di Franco Micalizzi , nato a Roma nel 1939, autore di colonne sonore per il cinema di genere Anni Settanta.

Dal primo successo legato al film “Lo chiamavano Trinità”, lo stile di Micalizzi (che ha lavorato con registi come Corbucci, Salce, Lenzi) trova una sintonia particolarmente pregevole e fortunata con pellicole che individuano un filone denso e controverso, quello dei polizieschi italiani, a cui anche Quentin Tarantino confesserà di essersi ispirato.

Film premiati dal pubblico, che in quegli anni ha affollato le sale, ma che solo recentemente hanno avuto un tardivo riconoscimento dalla critica.

Il compositore è stato assoluto protagonista di quel periodo, efficacissimo nel contrappuntare con la sua scrittura adrenalinica l’azione bruciante e veloce tipica di storie così aderenti alla cronaca nera metropolitana. Dal jazz-funk orchestrale prodotto in quegli anni hanno attinto gli artisti hiphop dell’ultimo decennio, attraverso il linguaggio del campionamento e l’uso del breakbeat. Da qui l’idea dell’incontro.

I 18 elementi dell’orchestra Big Bubbling Band, diretti dal Maestro Micalizzi, eseguiranno per l’occasione versioni riarrangiate dei suoi brani strumentali, su cui si alterneranno al microfono Kaos, il Danno, Turi e Moddi , campioni indiscussi della scena hip hop nazionale.

I deejay Tay One e Gengis si uniranno all’orchestra usando i giradischi come strumento musicale. Next One, uno dei più celebrati interpreti del breaking a livello mondiale, danzerà con la sua formazione, i Poets of Rhythm. Dietro di loro scorreranno immagini dei film cui Micalizzi ha lavorato, rielaborate graficamente.



Franco Micalizzi
and Big Bubbling Band
18 elementi

B-Boy (breakdance)
The Next One and The Poets of Rhythm

Dj’s
Tay One, Dj Gengis

Mc’s (rappers)
Kaos One, Turi, Danno, Moddi

composizione e arrangiamenti
Franco Micalizzi e Deda (Katzuma)

coreografie
The Next One

ideato da
Nicola “DeeMo” Peressoni

prodotto da
Red Bull Homegroove

management Royality, Milano

martedì 30 maggio, ore 21
ingresso € 15,00
ridotto € 12,00

Rolling Stone
Corso XXII Marzo 32, Milano
tel. 02.733.172
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venerdì, 05 maggio 2006

Gil Scott-Heron


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Gil Scott-Heron (nato il 1 Aprile 1949) è un poeta e musicista americano, conosciuto principalmente per i suoi lavori della fine degli anni Sessanta e inizi degli anni Settanta come autore di spoken word, cioè di poesia recitata su basi musicali, insieme al suo attivismo militante afroamericano. Heron è famoso in particolare per la sua poesia/canzone "The Revolution Will Not Be Televised"[1].

Indice

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Biografia

Scott-Heron nacque a Chicago, nell'Illinois, ma passò la sua prima infanzia nel Tennessee, quindi visse nel Bronx durante gli anni della scuola superiore. Dopo un anno di frequenza all'università alla Lincoln University in Pennsylvania, pubblicò il suo primo romanzo, The Vulture (L'avvoltoio), che fu molto ben accolto.

Iniziò a incidere musica nel 1970 con l'album Small Talk at 125th & Lennox con la collaborazione di Bob Thiele, del co-autore Brian Jackson, Hubert Laws, Bernard Purdie, Charlie Saunders, Eddie Knowles, Ron Carter e Bert Jones, tutti musicisti jazz. L'album includeva l'aggressiva diatriba contro i grandi mezzi di comunicazione posseduti da bianchi e l'ignoranza della classe media d'America sui problemi delle città in canzoni come Whitey On The Moon.

Pieces of a Man del 1971 aveva canzoni dalla struttura più convenzionale rispetto al discorso libero e sciolto del primo album, anche se le classifiche furono raggiunte solo nel 1975 con "Johannesburg". Il suo più grande successo fu nel 1978, "The Bottle", prodotto da Heron e dal suo collaboratore di lunga data Brian Jackson, che toccò il picco al numero 15 delle classifiche R&B.

Durante gli anni Ottanta, Scott-Heron continuò a incidere, attaccando di frequente l'allora presidente Ronald Reagan e la sua politica conservatrice:

"L'idea riguarda il fatto che questo paese vuole nostalgia. Essi vogliono tornare indietro quanto possibile - anche se è solo fino a settimana scorsa. Non per affronare oggi o domani, ma per affrontare il passato. E ieri era il giorno dei nostri eroi del cinema a cavallo che arrivavano a salvare tutti all'ultimo momento. Il giorno dell'uomo col cappello bianco o dell'uomo sul cavallo bianco - o dell'uomo che arrivava sempre per salvare l'America all'ultimo momento - arrivava sempre qualcuno per salvare l'America all'ultimo momento - specialmente nei film di serie B. E quando l'America si ritrovò in difficoltà ad affrontare il futuro, cercarono persone come John Wayne. Ma dato che John Wayne non era più disponibile, si risolsero per Ronald Reagan - e questo ci ha messo in una situazione che noi possiamo solo guardare - come un film di serie B" (Gil Scott-Heron, "B" Movie)

Scott-Heron fu lasciato senza contratto dall'Arista nel 1985 e smise di incidere musica, anche se continuò a fare tour. Nel 1993 firmò con la TVT Records e pubblicò l'album Spirits che conteneva il memorabile pezzo Message To The Messengers[2]. La prima traccia dell'album era una poesia che prendeva posizione nei confronti degli artisti rap di quei giorni e includeva commenti come:

  • "Le parole di quattro lettere o quelle di quattro sillabe non ti faranno diventare un poeta, mostreranno solo quanto sei superficiale e tutti lo capiranno."
  • "Di' a tutti loro, i giovani fratelli che giocano con le armi, che l'"uomo" è contento di vederci impegnati a ucciderci l'un l'altro! Abbiamo fatto troppo casino, quando ci stavano sparando."
  • "Giovani rappers, un altro consiglio, prima di togliermi dalla vostra strada. Apprezzo il rispetto che mi tributate e quello che voi avete da dire."

La poesia era un riconoscimento del ruolo di Scott-Heron come fondatore del rap e un appello ai nuovi rapper di chiedere cambiamenti invece di perpetuare la situazione sociale del momento, di essere più elaborati e artistici:

"C'è una grande differenza tra mettere parole sopra qualche musica, e fondere quelle parole nella musica. Non c'è molto di divertente. Usano molto slang e termini colloquiali e non riesci davvero a vedere dentro la persona. Al contrario, hai solo molta affettazione"

Nel 2001 Gil Scott-Heron fu arrestato per reati di droga e per violenza privata. Apparentemente, la morte della madre, le spese per il funerale e la cocaina lo portarono in una spirale negativa. Uscito di prigione nel 2002, Gil Scott-Heron lavorò con i Blackalicious e apparve nel loro album Blazing Arrow.

Suo padre, Gil Heron, era un giocatore di calcio della squadra scozzese Celtic F.C. durante gli anni Cinquanta. A quel tempo i Celtic erano la squadra degli immigrati cattolici in Scozia.

Mark T. Watson - uno studioso dell'opera di Gil - ha recentemente dedicato a Gil la sua raccolta di poesie intitolata "Un tipo ordinario", che ha tra l'altro una prefazione di Jalal Nuriddin dei Last Poets. Il libro fu pubblicato nel Regno Unito nel 2004.

La droga l'ha portato in galera più volte negli ultimi anni. E' uscito dalla prigione di New York nel Giugno 2004 e attualmente vive come un barbone nelle strade di New York.

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